Archivi categoria: Italia

Torino nobile e operaia.

Poche città sono state capaci di attraversare due millenni di storia rimanendo sempre protagoniste: Torino è sicuramente una di queste.I primi insediamenti nell’area geografica su cui sorge l’attuale capoluogo piemontese risalgono al III secolo a.C. e la popolazione che abitava quella terra era nota con il nome di Taurini.

Tutt’oggi nella città si possono riscontrare i segni architettonici e le eredità culturali di una storia iniziata più di duemila anni fa, storia che anche oggi Torino sceglie di vivere da protagonista assoluta dimostrandosi in grado di interpretare un presente mutevole e colmo di difficoltà e di proiettarsi verso un futuro incipiente.

La città sembra avere due anime e se da una parte mantiene anche ai giorni nostri quell’aspetto nobile e borghese legato alla sua storia di prima capitale del regno d’Italia, dall’altra mostra tutta la sua fierezza operaia di luogo simbolo dell’industria automobilistica italiana.

Tuttavia oggigiorno non sentiremo più nessuno dichiarare fiero di esser un operaio della Fiat: gli anni del boom economico sono lontani, l’Italia si è già motorizzata e anche la marcia dei colletti bianchi è lontana… Ecco che Torino cerca di reinventarsi, allontanandosi dal suo passato costituito da portiere, cambi e finestrini per avvicinarsi a un presente di fervore artistico e culturale visibile nel rinnovamento architettonico, nella valorizzazione dei musei, nella brulicante vita musicale della città…Purtroppo però il vuoto lasciato dalla Fiat e dal suo indotto è difficile da colmare e il desiderio e la voglia di costruire un futuro solido per le nuove generazioni si trovano a lottare con la disperazione di chi vive la quotidiana paura di perdere tutto quello che ha costruito in anni di duro lavoro.

Torino si divide così tra nuovi progetti, immigrazione antica e recente, rinnovamento e tradizione. Percorriamo le strade della città attraverso tre video che ci parlano di passato, presente e futuro attraverso l’architettura urbana, l’installazione per i 150 anni dell’Unità d’Italia e il multietnico mercato del Balon.

In autunno fogliamo – Herbst in Alto Adige

Le foglie non cadono solo d’autunno, cadono tutto l’anno, ma quelle che svolazzano nel mese di ottobre sono diverse: sono gialle, rosse, ocra e sono calde come l’estate che ci ha abbandonato per rifugiarsi nei nostri ricordi.

L’autunno in Alto Adige non è mai uguale, potrebbe fioccar la neve e presto disciogliersi oppure il sole potrebbe trattenersi tra le valli a scaldar pendii come volesse concedere alle rocce e ai prati un pò di energia in più per affrontare il rigido inverno. Altrimenti potrebbe piovere e poi ancora piovere, costringendo così i tirolesi a rimaner chiusi al caldo dei masi a spiare gli scrosci d’acqua da una finestra, scostando con un mano la tenda…

Uno, due, tre… ciak si gira!

Eva dorme

Un viaggio di 1397 km da Bolzano a Reggio Calabria e una storia lunga quasi un secolo dal primo dopoguerra ai giorni nostri: queste sono le coordinate geografiche e storiche su cui si sviluppa la narrazione di “Eva dorme“, il primo romanzo di Francesca Melandri. Il libro ci ha particolarmente colpito per esser riuscito ad intrecciare in modo semplice e scorrevole una fiction narrativa a un’interessante analisi storico-sociologica delle vicende altoatesine, un pezzo di storia d’Italia molto poco conosciuto.

Proprio questo è per noi l’aspetto più interessante del romanzo che attraverso le storie di Gerda e Eva, rispettivamente madre e figlia, ricostruisce il lungo cammino che ha portato alla fondazione della provincia autonoma di Bolzano. A far da sfondo alle vicende delle due protagoniste c’è la storia dell’Alto Adige, partendo dalla fine della prima guerra mondiale, quando la regione austriaca del Sudtirolo viene assegnata all’Italia e proseguendo attraverso il ventennio fascista, durante il quale alla popolazione di madrelingua tedesca viene imposto il divieto di utilizzare la propria lingua. Il periodo della seconda guerra mondiale è invece conosciuto come quello dell’Opzione, un accordo firmato da Hitler e Mussolini secondo il quale gli altoatesini si sarebbero potuti trasferire nella Germania nazista. Accordo che provoca un ulteriore trauma al Sudtirolo: in molti sono costretti a partire contro la propria volontà e molti altri, pur desiderando di abbandonare il suolo italico, una volta emigrati non resistono al richiamo delle proprie vallate.

Gli anni ’60 e ’70 sono anni di stragi e attentati, tra pulsioni indipendentiste e estenuanti mediazioni col governo italiano. Da una parte i sudtirolesi rivendicano il diritto di potersi esprimere nella loro lingua e di confrontarsi con delle istituzioni in grado di comprendere e rispettare la propria storia e cultura, dall’altra il governo italiano cerca di percorrere la strada dell’integrazione forzata imponendo una burocrazia in lingua italiana e cercando di umiliare e emarginare la popolazione locale. Tutto questo non fa altro che portare allo scontro a viso aperto: si susseguono gli attentati dinamitardi commessi dalle frange più estremiste e le rappresaglie da parte del governo italiano che invia numerosi contingenti militari a cercare di controllare il territorio con la forza.

Una tale situazione potrebbe far presagire di tutto tranne che il raggiungimento di un accordo, che invece viene stipulato grazie alla caparbia opera di negoziazione di Silvius Magnago, leader del Südtiroler Volkspartei. Il “Pacchetto Sudtirolese” prevede la fondazione della provincia autonoma di Bolzano e una serie di iniziative volte al raggiungimento di un effettivo bilinguismo e al rispetto della cultura altoatesina.

Nel fare questo breve riassunto di avvenimenti così importanti abbiamo tralasciato di parlare delle due protagoniste del libro, ma per scoprire la storia di Gerda e Eva vi consigliamo di leggere il romanzo, anticipandovi solo che è non è un romanzo storico, non è un romanzo d’amore, non è una fiction, non è narrativa… “Eva dorme” è tutto questo messo assieme.

Cantforget.it {aly} – Il turismo cambia volto e l’Italia si fa bella!

Prendete dei video maker, aggiungeteci un trito di social media, una spruzzata di turismo, qualche spicchio di cultura, due cucchiai di paesaggi italiani e mischiateli alle tradizioni delle regioni, ai loro volti e ai loro dialetti. Il risultato? Cantforget.it {aly}, giovane azienda lucana fresca e solare come un morso di ghiacciolo ai primi di maggio.

La sua idea è tanto semplice quanto efficace: affidare la promozione turistica delle regioni italiane a dei brevi filmati creati da giovani e, aggiungiamo noi, talentuosi video maker provenienti da ogni parte del globo. Unica regola data agli artisti: libertà assoluta, nessun vincolo creativo e niente sponsor a richiedere carrellate di inquadrature obbligate. Il tutto in completa antitesi a un modo vecchio e stantio di promuovere le infinite bellezze nostrane. Quello che ne esce è un caleidoscopio di immagini frizzanti, colori vivaci, tanta fantasia e uno sguardo curioso e attento che racconta un’Italia dalle tradizioni secolari ben salde ma allo stesso tempo pronta ad accogliere a braccia aperte il futuro che bussa alla sua porta.

Fino ad oggi la carovana di Cantforget.it {aly} ha toccato Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Sul loro sito nella sezione gallery potete trovare i relativi video e delle splendide fotografie in una sorta di diario digitale d’Italia.

Noi siamo rimasti assolutamente rapiti dal progetto e dalla qualità dei video prodotti e dopo aver pubblicato qualche giorno fa il post sul video di Matthew Brown dedicato alla Basilicata oggi facciamo le valigie e partiamo con Cantforget.it {aly} per il Friuli Venezia Giulia…

Gli italiani e il campanilismo

Sfogliando un dizionario a caso ci si imbatte in questa definizione di campanile: “Costruzione a forma di torre che si eleva vicino a una chiesa o sulla chiesa stessa, nella cui parte più elevata si trovano le campane”. Aggiungiamo che in Italia non esiste paese che non abbia il suo campanile e che in qualche modo da questo non venga anche rappresentato. Chi non ha, forse anche suo malgrado, un ricordo legato a un tintinnio di campane? O un fermo immagine fissato nella memoria di campanili che si staglian nel cielo?

Così noi italiani ci ritroviamo a disputar singolar tenzoni all’ombra delle nostre torri moderne o antiche che siano, a ribadire la provenienza specificando quali e quante siano le differenze tra la nostra provincia e quella vicina, tra un quartiere e l’altro della stessa città, ricordando quanto possa diventare incomprensibile un accento nell’arco di 30 km e come una ricetta possa subire fondamentali cambiamenti al di là di una collina o ancora rammentando a chiunque l’impareggiabile clima e la supremazia culinaria…

Sgranano gli occhi gli stranieri che ci guardano e ascoltano mentre gesticoliamo in modo animato con connazionali di regioni differenti parlando delle nostre terre come se provenissimo da due continenti  lontani. Possan le differenze esser virtù e l’orgoglio riscatto per te, paese antico di unità recente. Possano i tuoi campanili continuar a risuonare con le corde tirate  a mano o gli altoparlanti che stridono, che alla fine, si sa, un rintocco non ha mai fatto male a nessuno, religioso o miscredente che sia.

Un Sud che non ti aspetti…Basilicata

E neppure noi così ce l’aspettavamo, i campi arati, arsi e ben ordinati e i volti che esprimono tutta la sincerità, fierezza e dignità di questa regione. Esser dignitosi è all’apparenza un complimento da poco, in tempi nuovi diventa tanto, rarità… Colori accesi quelli del video di Matthew Brown, come il viola del succo dei fichi d’India e il blu del mare che t’immagini blu, ma non sempre quello che t’immagini è quel che è per davvero… Ecco la Basilicata che non t’aspetti, è lei che attende te, un pò come quando camminando ti inerpichi per le strade di Matera e all’improvviso ti saltan addosso i Sassi, li nascosti nell’attesa della tua venuta.