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Torino nobile e operaia.

Poche città sono state capaci di attraversare due millenni di storia rimanendo sempre protagoniste: Torino è sicuramente una di queste.I primi insediamenti nell’area geografica su cui sorge l’attuale capoluogo piemontese risalgono al III secolo a.C. e la popolazione che abitava quella terra era nota con il nome di Taurini.

Tutt’oggi nella città si possono riscontrare i segni architettonici e le eredità culturali di una storia iniziata più di duemila anni fa, storia che anche oggi Torino sceglie di vivere da protagonista assoluta dimostrandosi in grado di interpretare un presente mutevole e colmo di difficoltà e di proiettarsi verso un futuro incipiente.

La città sembra avere due anime e se da una parte mantiene anche ai giorni nostri quell’aspetto nobile e borghese legato alla sua storia di prima capitale del regno d’Italia, dall’altra mostra tutta la sua fierezza operaia di luogo simbolo dell’industria automobilistica italiana.

Tuttavia oggigiorno non sentiremo più nessuno dichiarare fiero di esser un operaio della Fiat: gli anni del boom economico sono lontani, l’Italia si è già motorizzata e anche la marcia dei colletti bianchi è lontana… Ecco che Torino cerca di reinventarsi, allontanandosi dal suo passato costituito da portiere, cambi e finestrini per avvicinarsi a un presente di fervore artistico e culturale visibile nel rinnovamento architettonico, nella valorizzazione dei musei, nella brulicante vita musicale della città…Purtroppo però il vuoto lasciato dalla Fiat e dal suo indotto è difficile da colmare e il desiderio e la voglia di costruire un futuro solido per le nuove generazioni si trovano a lottare con la disperazione di chi vive la quotidiana paura di perdere tutto quello che ha costruito in anni di duro lavoro.

Torino si divide così tra nuovi progetti, immigrazione antica e recente, rinnovamento e tradizione. Percorriamo le strade della città attraverso tre video che ci parlano di passato, presente e futuro attraverso l’architettura urbana, l’installazione per i 150 anni dell’Unità d’Italia e il multietnico mercato del Balon.

Il parallelismo tra iPhone 5 e il Colosseo

In questi giorni si è letto tanto degli italiani in coda per 24 ore davanti ai negozi di elettronica per potersi accaparrare  alla modica cifra di suppergiù 800 euro l’ultimissimo giocattolino di casa Apple, l’ iPhone 5 per l’appunto. Altrettanto si è dibattuto su quanto fosse assurdo vedere migliaia di persone pronte a trascorrere la notte all’addiaccio per uno smartphone mentre la crisi politico-economica che attanaglia la nazione al massimo sembra generare articoli di giornale, post e satira politica.

Senza voler essere luddisti, poichè non c’è nulla di sbagliato nell’acquistare o desiderare prodotti tecnologici, ci pare che gli italiani ricerchino il raggiungimento del piacere personale e esorcizzino le loro frustrazioni  con una sorta di feticismo da smartphone… un pò come gli antichi romani che sfogavano la propria rabbia e cercavano di dimenticare i dispiaceri della vita assistendo ai riti collettivi dei combattimenti tra gladiatori nel Colosseo o come le orde di tifosi che fino a pochi anni fa scaricavano negli stadi tutte le tensioni accumulate nell’arco di una settimana.

Quel che è certo è che con un iPhone non si fa male nessuno e poi lo si usa tutti i giorni, mica solo la domenica! Che poi a pensarci bene ormai allo stadio non ci vanno più neanche i tifosi più accaniti, tanto c’è Sky…